Ho studiato con maestri prestigiosi e nessuno mi ha mai insegnato una procedura. Per anni l'ho presa come una mancanza. È invece una conseguenza di come funziona la competenza.
Il principiante ha regole e le applica. L'esperto ha casi e li riconosce. Non è più informazione: è la stessa cosa in un'altra forma, e quella forma non è fatta di parole.
Se ciò che conta non passa dalle parole, cosa fa davvero un maestro? Tre cose, e nessuna è spiegare. La più importante è la sola che non si può registrare.
Se la competenza è compilata e l'insegnante non la trasmette, come nasce una procedura? Da un guasto. E perché l'obiezione più forte a tutto questo è anche quella che la salva.
Perché un buon lettore può avere una memoria pessima, cosa sono davvero i quattro canali della memoria musicale, e chi suona quando non stai pensando.
Una procedura, quasi un algoritmo: costruire un indice parlato, tararlo, mantenerlo e usarlo per rientrare dopo un'interruzione. Quello che in conservatorio nessuno mi ha insegnato.
Perché nell'arte contemporanea bastano tre validatori per creare un fenomeno e nella musica non basta nessuno. Due mercati opposti, e un solo oggetto di differenza.